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  • Immagine del redattoreMichael Sgarbossa

Prospettive di lavoro “di” gruppo nella realtà scolastica degli operatori sociosanitari


 

Generalmente, nella vita quotidiana, vi è una diffusa abitudine ad attribuire al gruppo la

caratteristica di essere la somma momentanea – o quantomeno circoscritta ad un tempo ben delineato e/o ad un contesto preciso – di un numero di persone. Questa concezione non consente di percepire la differenza tra il lavoro in gruppo e il lavoro di gruppo. Tuttavia, essa è degna di nota e ha un influsso certamente non indifferente nel nostro vivere l’ambiente lavorativo e/o le dimensioni di gruppo alle quali ci troviamo a partecipare.


Che cambiamento di prospettiva sottostà a una diversa preposizione?

Rispondere a questa domanda prende in considerazione numerose variabili, rimane salda una considerazione: il gruppo non è un mero amalgama di persone, quanto un’entità umana, composta da singoli – non individui altrimenti segregati tra loro – e che trova il suo cuore nell’inter-relazionalità delle singolarità partecipanti che vanno a comporre un molteplice. Proseguendo da questa considerazione, lavorare in gruppo sollecita maggiormente l’operato

degli individui, successivamente “assemblato”. Il lavoro di gruppo, d’altro canto, riduce l’influenza dell’individuo, esaltando maggiormente il prodotto del gruppo proprio in quanto entità. In un simile contesto, le istanze del singolo rappresentano, di volta in volta, la manifestazione di un bisogno del gruppo.

Con questo non si intende dire che il lavoro in gruppo non abbia utilità, ma diventa inadatto per situazioni nelle quali dovrebbe farsi forte un’équipe di professionisti – come è nel caso delle varie professioni agenti nel contesto scolastico – e non un insieme di uffici tra loro separati.

Fare comprendere questa differenza è uno degli obiettivi formativi che si pone il gruppo di Studio Psicologia Bassano. In particolare, attraverso il lavoro progressivo su diversi temi relativi alla collaborazione e ai processi di gruppo, sfruttando metodologie nate in seno alla psicologia sociale e alla ricerc-azione, vari professionisti dello studio si impegnano per sviluppare questo cambio prospettico; veicolarlo appropriatamente conduce ad un vero e proprio mutamento paradigmatico nel modo in cui si vive il gruppo e ci si comporta all’interno di esso.


Come questo ha effetto per gli OSS che operano all’interno del contesto scolastico?

La loro situazione nell’organigramma scolastico al momento è particolare: operano all’interno della struttura, in una posizione e in un ruolo decisamente coinvolti nella vita dell’istituzione scolastica a determinati livelli, tuttavia, sono – contrattualmente parlando – una forza lavoro esterna appaltata all’istituzione stessa. Questo determina un trattamento e una partecipazione nei processi decisionali notevolmente differente dalle altre figure coinvolte (quali insegnanti ed educatori) e questo, conseguentemente, limita le possibilità di un vero lavoro d’équipe e dunque di gruppo.

Il lavoro di supervisione degli operatori OSS ha fornito una valida possibilità per indagare assieme e migliorare la comprensione dei processi di gruppo, evitando di generare unicamente uno spazio di sfogo delle difficoltà e/o di richiesta di spiegazioni relativamente a casi complicati.

Trattando di conflitto, leadership, ascolto, etc. si è potuto spostare il focus dalle difficoltà dei singoli bambini che questi lavoratori si trovano a seguire con impegno, i quali hanno inevitabilmente caratteristiche diverse, allo sviluppo degli strumenti per gestire le situazioni di difficoltà che si formano all’interno di quello che dovrebbe essere un gruppo di lavoro che tiene come obiettivo il benessere del bambino.


Concentrarsi su questo tipo di lavoro permette dunque di promuovere una cultura della

collaborazione e della salute ad ampio spettro, nel caso dell’operato degli OSS nella scuola, influendo direttamente sulle persone in formazione e indirettamente sul loro contesto lavorativo. Per quanto non cambi le caratteristiche del lavoro, questa opera di formazione e promozione fornisce la possibilità di generare soluzioni maggiormente adatte al contesto, che tengano conto di ogni partecipante. Se il lavoro è dI gruppo, anche la responsabilità diventa distribuita tra i membri e non divisa in base alla mansione, enfatizzando, ancora una volta, la collaborazione al di sopra della competizione o delle simpatie/antipatie per l’altro.


 

Autore: Enrico Castellan – Psicologo in formazione

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