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  • Immagine del redattoreMichael Sgarbossa

Gruppo si diventa

Non basta mettere insieme delle persone perché un aggregato umano possa essere definito

“gruppo”. Non basta quindi mettersi in cerchio per essere una équipe funzionante. Spesso si

chiama gruppo di lavoro o équipe ciò che non lo è.


 

Lavorare in gruppo è una necessità per tutti coloro che hanno bisogno di relazionarsi con altri per conseguire i propri obiettivi.

Nel mondo di oggi questa necessità è in continuo aumento: in molti settori la specializzazione delle competenze individuali rende ciascuno di noi capace di occuparsi soltanto di una parte limitata dei processi di lavoro. Abbiamo estremo bisogno di relazionarci con altri per ottenere risultati efficaci nel nostro ambito di lavoro.


Purtroppo, solo in alcune realtà organizzative il lavoro in gruppo viene vissuto come

un’opportunità, un piacere, un arricchimento personale e professionale. Nella maggior parte dei casi, prevalgono la fatica, il disagio, l’insoddisfazione o la rabbia.

Questo perché in tutti i lavori di gruppo si presentano dinamiche che limitano la collaborazione.

Per essere un gruppo di lavoro vero bisogna conoscere una metodologia, avere esperienza della dinamica gruppale e saper applicare principi teorici e metodologici.

Il lavoro di gruppo viene identificato anche con il termine équipe che deriva dal verbo équiper, che anticamente significava “imbarcarsi”, e si definisce come insieme di persone che perseguono un fine comune o collaborano nello stesso settore di attività. Quindi un concetto derivante dal mondo della navigazione, che ci insegna a non governare venti e correnti, ma ad assecondare questi elementi sapientemente.


Il gruppo è un sistema relazionale: un insieme di unità (le persone che lo formano) in relazione

(attraverso la comunicazione) e interdipendenti rispetto a un compito. Il gruppo è diverso dalla

somma delle persone che lo costituiscono, in quanto è l’insieme delle relazioni tra le persone.

Un gruppo non esiste nel momento in cui nasce. Un gruppo si diventa.

Ma è possibile che un gruppo diventi di più che un insieme di persone?

Noi crediamo che ciascun componente di un gruppo possa essere, con i giusti stimoli, in grado di riconoscere e gestire fenomeni relazionali e le dinamiche che il gruppo genera per evitare che rappresentino degli ostacoli al lavoro e per utilizzarle al servizio dell’obiettivo.

Attraverso esercitazioni è possibile (ri)apprendere il lavoro di gruppo, acquisire le metodologie per la gestione delle riunioni, per la presa delle decisioni, per raccogliere e trasformare le idee in progetti operativi concreti.


Quali strumenti possono essere utilizzati in un percorso operativo di gruppo?

Ciascuna fase nella vita di un gruppo può essere animata con le modalità e strumenti più adatti alle persone a cui si rivolge l’intervento e in funzione degli obiettivi che si vogliono raggiungere.

I professionisti della Cooperativa Cinque+ dispongono di un’ampia batteria di esercizi, tecniche e strumenti di animazione gruppale:

  •  Focus group: si tratta di un particolare metodo di intervista qualitativa in cui un moderatore sottopone, in modo informale e apparentemente destrutturato, una serie di argomenti di discussione ad un piccolo gruppo di soggetti informati dei fatti e disposti a collaborare, invitandoli a condividere e a confrontare le proprie opinioni.


  •  Gruppo d’incontro: è una tipologia di attività di gruppo in cui l’attenzione è rivolta alle persone. Il gruppo, infatti, svolge la funzione di cassa di risonanza, in modo da aiutare i partecipanti a esprimere le proprie percezioni in relazione a: vissuti, opinioni, bisogni, problemi ed a promuovere la connessione emotiva nell’interazione fra le persone; facilitando, in questo modo, la presa di coscienza dei fattori che interagiscono o influenzano un aspetto della “qualità del lavoro” che si desidera esplorare.


  •  Simulazioni e giochi teatrali (anche con l’utilizzo di tecniche del teatro dell’oppresso): Il Teatro dell’Oppresso è un metodo teatrale elaborato a partire dagli anni ’60, prima in Brasile e poi in Europa, che usa il teatro come mezzo di conoscenza e come linguaggio, come mezzo di conoscenza e trasformazione della realtà interiore, relazionale e sociale. È un teatro che rende attivo il pubblico e serve ai gruppi di "spett-attori" per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la realtà che essi stessi vivono.


  • Valutazione del clima organizzativo: L’analisi del clima permette di rilevare come l’organizzazione e, in particolare, alcune sue caratteristiche sono percepite dai suoi membri. la rilevazione del clima organizzativo è paragonabile a un check-up diagnostico: si rilevano e misurano diversi indicatori allo scopo di ottenere un quadro della situazione. Questo si realizza attraverso l’applicazione di scale di valutazione appositamente costruite per il contesto e gli obiettivi dell’intervento.


  •  Esposizione di contenuti teorici e lettura di dispense: aprire canali di riflessione è un obiettivo trasversale di ogni intervento nei gruppi di lavoro. L’aumento della comprensione dei fenomeni che accadono, da parte dei membri di un gruppo di lavoro, favorisce la crescita individuale e di conseguenza dell’organizzazione. L’intervento verrà quindi accompagnato da suggerimenti bibliografici e la loro relativa spiegazione da parte dei professionisti.


  •  Narrazione di esperienze: La narrazione consente di esplorare e comprendere il mondo interno degli individui in quanto conosciamo noi stessi e ci riveliamo agli altri attraverso le storie che raccontiamo, ma ci consente anche di esplorare esperienze individuali e collettive, campi e corsi di azione, situazioni problematiche di difficile interpretazione, consentendo di comprenderne e decostruirne/ricostruirne il significato culturale e sociale. Inoltre, attraverso il dispositivo narrativo l’agire umano è collocato in uno specifico tempo e spazio, è dotato di intenzioni e motivazioni, è inscritto in rapporti di causa/effetto e/o di reciprocità con altre azioni ed eventi, infine, è connotato di un significato culturalmente riconosciuto e riconoscibile. Anche per questo, i dispositivi narrativi assumono nel contesto educativo particolare rilevanza.


  •  Case study: Nello studio di caso viene analizzato un problema concreto (un fatto realmente accaduto). La problematica può essere sottoposta agli allievi sotto forma di caso aperto (senza soluzione) oppure come caso chiuso (la soluzione viene presentata). Se il caso è aperto l'interesse degli allievi va focalizzato sulla ricerca di una o più soluzioni dello stesso; mentre quando il caso è chiuso ci si concentra sull'analisi della soluzione proposta.


  •  Role playing: è una tecnica simulativa che richiede ai partecipanti di svolgere, per un tempo limitato, il ruolo di “attori”, di rappresentare cioè alcuni ruoli in interazione tra loro, mentre altri partecipanti fungono da “osservatori” dei contenuti e dei processi che la rappresentazione manifesta. Ciò consente una successiva analisi dei vissuti, delle dinamiche interpersonali, delle modalità di esercizio di specifici ruoli, e più in generale dei processi di comunicazione agiti nel contesto rappresentato.

  • Attività di team building: con gli obiettivi di far conoscere in maniera non invasiva più in profondità le persone, creare relazione, incrementare la collaborazione, aumentare il livello di fiducia nei compagni, motivare il gruppo di lavoro e creare coesione ed integrazione. Le attività di team building e di team working possono facilitare la comunicazione, stimolare la creatività, far emergere la leadership, educare alla delega ed al lavoro per obiettivi, sviluppare l’empatia e l’ascolto, veicolare vision, mission e valori aziendali, valutare il potenziale e le attitudini, avvicinare management e personale operativo.


  •  Momenti di debriefing in gruppo: essenziale nei metodi attivi di apprendimento (come il role playing o le diverse forme di outdoor training) e nella didattica esperienziale, indica il momento in cui, completata l’attività, il gruppo in formazione con la guida del formatore torna riflessivamente su quello che è accaduto per raggiungerne consapevolezza e fissarlo a quadri concettuali espliciti.


 

Autore: Gabriel Munoz, Psicologo clinico di comunità e delle organizzazioni - Formatore

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